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Sara Angioletti
Ho:ra nasce da una, o forse più, esigenze.
Prima tra tutte, proteggere quello che per noi è un lavoro prezioso: un lavoro profondamente umano, come tutti quelli che implicano una componente creativa, e quindi personale. L'esposizione continua che comporta raccontarsi attraverso i propri lavori, in un mondo sempre più competitivo, ma anche immensamente pieno, saturo, veloce e spesso schiacciante, porta inevitabilmente a chiedersi se quel contesto sia ancora compatibile con noi. E se uno spazio sicuro da questo punto di vista non esiste più, o è sempre più piccolo, allora abbiamo deciso di ricrearcelo da sole, dando vita a Ho:ra.
Il tempo, per noi, è un grande paradigma.
Abbiamo studiato in Accademia in un periodo in cui il tempo sembrava avere ancora un ritmo umano. Abbiamo seguito corsi in cui si imparava lentamente a costruire una composizione: il processo di assemblare immagini, sistemare le luci, uniformare ogni elemento era lungo, ma il risultato era un lavoro controllato in ogni dettaglio. L'AI non esisteva ancora, ed è stato fondamentale per il nostro percorso, anche per la scrittura della tesi. Abbiamo avuto modo di fare fatica, fare ricerca, fare male (oggi utopia) e il confronto umano ci ha permesso di crescere e imparare davvero. Non rifiutiamo la tecnologia: per noi è una grande alleata, nei momenti in cui non ci sostituisce, ma ci rendiamo conto di quanto abbia trasformato il nostro modo di lavorare, e l'unico modo per tutelarci è restare mentalmente attivi, continuare a ragionare e a interrogarci su questi temi.
Riteniamo fondamentale, per il nostro lavoro, comprendere il futuro del rapporto tra tempo e persone.
Ad oggi, ragionando su questo tema, ci resta il dubbio che forse il vero problema non è la mancanza di tempo, bensì la mancanza di valore che gli attribuiamo. Creiamo strumenti sempre più veloci, capaci di dimezzare il tempo necessario per fare le cose. Ma quello scarto, quel tempo guadagnato togliendo spazio al piacere di creare, come lo utilizziamo? Ci siamo abituati ad andare veloci, e abbiamo progressivamente perso la capacità di distinguere ciò che è fatto bene da ciò che è fatto male, ciò che nasce dalla cura da ciò che nasce da chi non ne ha fatto un mestiere, una vocazione, un'arte.
E quel tempo recuperato, sottratto alla lentezza, spesso non lo investiamo per vivere meglio: lo riempiamo di altro, di altra velocità, di altro rumore. Una sorta di ritorno all'Horror Vacui. Produrre di più, in meno tempo: dove ci porterà davvero questo percorso?
Ho:ra non vuole essere soltanto uno studio creativo, un partner strategico o una consulenza. Vuole essere un luogo attivo di confronto, tra colleghi e non, tra settori diversi, tra professioni diverse.
Ed è per questo che, nel tempo, seguiranno uscite di ogni tipo: contenuti, riflessioni, punti di vista di persone diverse e ragionamenti profondamente umani.


